Visualizzazione post con etichetta Alfonso Brescia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alfonso Brescia. Mostra tutti i post
domenica 2 marzo 2008
Don Backy, i cristiani e i democristiani
Bei tempi quando in un film disimpegnato si poteva scherzare sui protomartiri cristiani e sbeffeggiare le iconografie da oratorio. Nel sexy-peplum Poppea, una prostituta al servizio dell’impero (1972), diretto dall’immenso Alfonso Brescia, Don Backy è protagonista di un finale blasfemo, anacronistico e politicamente scorrettissimo, nel quale spernacchia gioiosamente cristiani e democristiani. E dire che due anni prima Adriano Celentano, il suo vecchio compagno di clan, era in piena crisi mistica con canzoni parrocchiali come Il forestiero…
Etichette:
Alfonso Brescia,
Film Anni 70,
Religione
mercoledì 30 gennaio 2008
Lezioni di italiano con Mario Merola
La tua vita per mio figlio (1980) è il film più raro della coppia Mario Merola - Alfonso Brescia. Inedito in DVD e in VHS, invisibile sulle TV private, questo oscuro capolavoro si contraddistingue per l'inusuale ambientazione milanese e per un sorprendente Antonio Sabato, che per una volta veste i panni del buono dopo mille parti da fetente. E' spiazzante persino il personaggio interpretato da Merola, commerciante di successo all'ombra della Madonnina anziché immigrato piagnone. Ma la scena più incredibile è quella in cui il re della sceneggiata sgrida il figlioletto che si è permesso di adoperare il termine "pirla". Nulla di strano se all'uomo-simbolo della napoletanità girino i coglioni vedendo il frutto dei suoi lombi esprimersi come un piccolo Calderoli. Ma perché Merola intima al bambino di parlare italiano? Abbiamo elaborato tre ipotesi.
Ipotesi 1, o della redenzione sociale. E' la spiegazione più semplice e più deludente. Da uomo che si è fatto da sè dopo tanti sacrifici, Merola confida nel riscatto e nell'evoluzione culturale della prole. Lo testimoniano il figlio avvocato visto in Zappatore e il figlio che si ribella al racket malavitoso in Napoli, la camorra sfida, la città risponde.
Ipotesi 2, o del compromesso. Adirato perché il ragazzino adopera un termine così polentone, Merola preferirebbe che questi si esprimesse con vocaboli italiani, che almeno sono neutri, e non con parole caratterizzate da un'irritante specificità lombarda.
Ipotesi 3, o dello spostamento semantico. Per Merola la normalità è rappresentata dal dialetto napoletano. Poiché Merola identifica il termine "italiano" con il concetto di norma, per lui italiano e napoletano coincidono. Meglio, "italiano" significa "napoletano".
Il dibattito è aperto.
Ipotesi 1, o della redenzione sociale. E' la spiegazione più semplice e più deludente. Da uomo che si è fatto da sè dopo tanti sacrifici, Merola confida nel riscatto e nell'evoluzione culturale della prole. Lo testimoniano il figlio avvocato visto in Zappatore e il figlio che si ribella al racket malavitoso in Napoli, la camorra sfida, la città risponde.
Ipotesi 2, o del compromesso. Adirato perché il ragazzino adopera un termine così polentone, Merola preferirebbe che questi si esprimesse con vocaboli italiani, che almeno sono neutri, e non con parole caratterizzate da un'irritante specificità lombarda.
Ipotesi 3, o dello spostamento semantico. Per Merola la normalità è rappresentata dal dialetto napoletano. Poiché Merola identifica il termine "italiano" con il concetto di norma, per lui italiano e napoletano coincidono. Meglio, "italiano" significa "napoletano".
Il dibattito è aperto.
Etichette:
Alfonso Brescia,
Cinesceneggiate,
Film Anni 80,
Mario Merola
venerdì 11 gennaio 2008
Mario Merola cacciatore di vampiri
Siamo nel 1979, momento d'oro per il cinema-sceneggiata, con lo specialista del genere Alfonso Brescia che dirige il suo attore feticcio Mario Merola. Il film è Napoli... la camorra sfida, la città risponde, e il re della sceneggiata è un commerciante che si rifiuta di pagare il pizzo alla malavita. Per tutto il film l'eroe subisce vessazioni di ogni tipo dai cattivi, che si permettono di stuprargli la nuora e di compromettere la salute mentale del figlio. Nella migliore tradizione del cinema of vengeance asiatico di Bruce Lee ed epigoni, la vendetta di Merola sarà spietata. Il duello finale nel Cimitero delle Fontanelle di Napoli è un grande momento horror, sottolineato dalle note di un moog degno dei western all'italiana più psichedelici. Merola ammazza l'eterno antagonista Antonio Sabato piantandogli una croce nello stomaco, nemmeno avesse a che fare con Nosferatu. A differenza degli altri film, nei quali Merola sottolineava l'esecuzione del cattivo con la frase topica "E chesta è a' fine che fanno l'uommen e' merda", stavolta la chiosa è la più metafisica: "E che Dio mi perdoni!".
Etichette:
Alfonso Brescia,
Cinesceneggiate,
Film Anni 70,
Mario Merola
mercoledì 28 novembre 2007
Hai mai visto il culo di un mandrillo? "La bestia nello spazio" di Alfonso Brescia (1980)
E' il 1980 e il mondo attende con ansia L'Impero Colpisce Ancora. Il regista Alfonso Brescia, noto per aver diretto molti film interpretati da Mario Merola, si ritrova tra le mani un set che ha già adoperato per quattro pellicole di fantascienza ispirate a Guerre Stellari: Anno zero: guerra nello spazio (1977), Cosmo 2000: battaglie negli spazi stellari (1978), La guerra dei robot (1978), Sette uomini d'oro nello spazio (1979). Arriva l'intuizione geniale: perché non sfruttare le scenografie per un bel pornazzo? Ecco perciò La bestia nello spazio, che ricalca in parte Star Wars, in parte La Bestia di Walerian Borowczyk, in parte L'albero delle zoccole.
Nella clip che presentiamo, Venantino Venantini e Sirpa Lane, in una losca taverna spaziale che rifà il verso alla celebre cantina di Mos Eisley (ma senza pupazzoni perchè costano troppo), si esibiscono in un frizzante dialogo che sembra scritto a quattro mani da Billy Wilder e Ben Hecht. Sophisticated comedy ai massimi livelli.
Nella clip che presentiamo, Venantino Venantini e Sirpa Lane, in una losca taverna spaziale che rifà il verso alla celebre cantina di Mos Eisley (ma senza pupazzoni perchè costano troppo), si esibiscono in un frizzante dialogo che sembra scritto a quattro mani da Billy Wilder e Ben Hecht. Sophisticated comedy ai massimi livelli.
Etichette:
Alfonso Brescia,
Film Anni 70,
Pornazzi leggendari
Iscriviti a:
Post (Atom)



