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martedì 6 maggio 2008

Pornobuonuomo



Frughiamo nell'imbarazzante passato di Antonio Buonuomo, icona della canzone napoletana, proponendovi un videoclip che forse l'artista non avrebbe mai voluto girare. Buonuomo, che quando si dà alla sceneggiata e al repertorio classico è un maestro, ci concesse qualche mese fa una bellissima intervista, nella quale ammise di vergognarsi delle canzoni neomelodiche che aveva inciso negli anni novanta. Poiché noi di Trashopolis abbiamo la cazzimma, tiriamo fuori uno dei suoi scheletri nell'armadio: il duetto Te voglio, cantato in coppia con Rosy Viola. Tanto sappiamo che Buonuomo, persona dotata di un grande senso dell'umorismo, non ci terrà il broncio. Il tema è quello arcinoto della coppia di amanti che, nel corso di un incontro clandestino in albergo, si rinfacciano le rispettive gelosie anziché darci dentro. Ma nulla vale il torso nudo di Buonuomo, esibito con l'orgoglio di un modello della Denim.

sabato 24 novembre 2007

Le grandi repliche di Trashopolis - Intervista ad Antonio Buonuomo



Ecco il nostro post apparso ieri su Giornalettismo

I nostri lettori si ricorderanno certamente di Antonio Buonuomo, il protagonista del funesto videoclip L’urdemo respiro. Signori, Buonuomo è tornato. Siamo andati a trovarlo nel minuscolo teatrino Il siparietto di San Giorgio A Cremano, definito dallo stesso artista un mastrillo (ovvero una trappola per topi). L’occasione era la prima della sceneggiata Pupatella, scritta e diretta da Salvatore Ceruti, nella quale Buonuomo veste i panni di Gennarino, un guappo che prima accoltella un rivale in amore, poi quasi picchia la mamma impicciona, infine uccide a pistolettate la fidanzata infedele e il suo compare. A proposito, Gennarino è l’eroe positivo del racconto.
Sembrava che l’era della sceneggiata si fosse conclusa sul finire degli anni ’70, quando i vari Mario Merola, Pino Mauro, Mario Trevi, Mario Da Vinci imperversavano ancora su i palcoscenici di Napoli e provincia. Negli ultimi anni c’erano state diverse delle proposte di rilettura “colta” del genere, ma il bello della sceneggiata risiede proprio nella sua natura popolare e ruspante. Una rivisitazione metalinguistica postmoderna attenta alle radici antropologico-culturali del fenomeno ci ammoscia la guallera: nella sceneggiata vogliamo vedere il sangue, i coltelli e le lacrime. La visione di Pupatella, perciò, è stata un’autentica delizia, e un teatrino stretto e scomodo come il Siparietto si è rivelato l’ambiente ideale per godere di certe raffinatezze.
Memorabile anche l’incontro con Buonuomo, documentato dalla nostra videocamera. L’artista spara a zero sui neomelodici, sui film-sceneggiata, sui cantanti “ciucci e presuntuosi” delle nuove generazioni; racconta il lato oscuro della personalità di Pino Mauro, il massimo esponente rimasto in vita della canzone malavitosa; con grande autoironia rinnega L’urdemo respiro e svela le trame e gli imbrogli che funestarono l’edizione del festival di Sanremo del 1976, alla quale partecipò come “giovane promessa”. Dimenticavamo, sul palco Buonuomo è bravissimo, una forza della natura.

sabato 3 novembre 2007

Fabio Cozzolino e Antonio Buonuomo - L'urdemo respiro - Speciale 2 Novembre!



In seconda visione, ecco il post apparso ieri su Giornalettismo

Quale modo migliore per festeggiare il 2 novembre, la ricorrenza più lieta dell’anno, se non un video napoletano che farà la felicità di tutti gli schiattamorti? Dallo sterminato archivio di Trashopolis, il blog dedicato al trash degli anni ’90, ecco una perla del 1997: L’urdemo respiro, interpretato da un piccolo Fabio Cozzolino (attualmente star neomelodica e portavoce dei cuozzi di Scampia, come dimostra il suo sito personale), Antonio Buonuomo (veterano della canzone napoletana) e una monaca iettatrice di cui purtroppo ci sfugge il nome. L’atmosfera è quella dei melodrammi di Raffaello Matarazzo, solo un po’ meno allegra. Si comincia con il Cozzolino orfanello alla dolce Remì che viene accompagnato dal padre in un collegio di suore, si prosegue con la monaca che prende il pargoletto sotto la propria ala protettrice (con tanto di plagio musicale da C’era una volta in America), si degenera infine in una meravigliosa apologia della sfiga, con il bambino che crepa in ospedale cantando “Come è bello morire quando in cielo ti aspetta una mamma!” e con Buonuomo che piange il frutto dei suoi lombi in un cimitero alla Ed Wood. Qualche ulteriore nota sul fascinoso Buonuomo: nei primi anni 70 il cantante ottenne una certa notorietà in ambito nazionale, al punto da apparire sull’album di figurine Panini dedicato ai cantanti come “Giovane promessa”. Il Buonuomo partecipò anche al Festival di Sanremo 1976 con il brano La femminista (“Bruci in piazza un reggipetto, mentre, forse per dispetto, te lo metti pure a letto”), e nel corso della serata fu aggredito da un commando di 15 donne che non gradivano il testo della canzone (tutto vero, leggete qui).