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mercoledì 11 giugno 2008

Una donna per Giuseppe Junior



Voglio dire, qui si parla di Giuseppe Junior, non di un pivellino qualsiasi. Uno sciupafemmine capace di castigare donne d'ogni grado, d'ogni forma, d'ogni età (vedasi la bambina di 'A Minigonna e la tardona di 'A guagliona da' Smart). Eppure stavolta il neomelodico undicenne ha trovato una donzelletta capace di tenergli testa. Una "guappetella, col carattere ribelle", che litiga persino con il vento, getta discredito sulle proprie amiche e zoccoleggia allegramente con i cuozzi. La piccola scassacazzi scatena nel nostro Giuseppe l'inevitabile tempesta ormonale, rispondendo infatti ai due parametri di donna ideale del giovane artista ("E' femmina e respira"). Ma stavolta si tratta di uno scontro al vertice. Di una battaglia dei sessi. Riuscirà Giuseppe Junior a trionfare nella sua sfida più impegnativa?

lunedì 9 giugno 2008

Trinca trinca trinca buttala giù con una spinta



Non c'è nulla di meglio di un brindisi beneaugurante, per scacciare il magone di una sconfitta calcistica. Il film è Lisa Dagli Occhi Blu, musicarello del 1970 con Mario Tessuto alla sua unica apparizione cinematografica. Nonostante la firma di un regista esperto come Bruno Corbucci, il film presenta una trama da delirio. Tessuto è un astronauta squattrinato (sic) costretto a insegnare in una scuola privata per sopravvivere; anticipando di una trentina d'anni la poetica mocciana, l'eroe si innamora della giovanissima studentessa Silvia Dionisio. Non vi proponiamo, per il momento, scene con Tessuto, ma questo fantastico coretto di Walter Brugiolo (in arte Popoff) nella parte del bambino scassacazzi. Un'apologia dello sbevazzamento che coinvolge volti prestigiosi come Carlo Dapporto e addirittura l'immenso Peppino De Filippo, mai visto in una situazione così umiliante. La macabra strofa finale recita "Se il nonnino / beve un buon Verdolino / sente il suono delle campane / quindi pensa alle sbronze serene / che verranno nell'aldilà". Roba da grattarsi i coglioni a vita.

martedì 3 giugno 2008

Gli ormoni arrabbiati di Giuseppe Junior



Se credevate che il neomelodico undicenne Giuseppe Junior avesse toccato il culmine della trasgressione con il brano 'A minigonna, dove incitava una coetanea a spogliarsi e a fare l'amore con lui, questo 'A guagliona 'da smart vi stupirà ancora di più. Non è la prima volta che la minivettura appare nella canzone napoletana (pensiamo alla Macchina 50 di Rosario Miraggio, che si ascolta persino nei titoli di testa di Gomorra, e alla Ragazza Con La Smart di Mino De Rosa), ma Giuseppe Junior sembra provenire da un altro pianeta. Stavolta il piccolo satiro corteggia una signora molto più grande di lui, che si avvia probabilmente verso la quarantina. Una donna di classe, che veste abiti firmati (Richmond e Ferrè) sotto i quali indossa soltanto le scarpe sportive della Nike. Una femmina trasgressiva, che in auto corre come la sorella di Schumacher, non si ferma agli stop e canta a squarciagola canzoni napoletane. Per conquistare la sua preda, Giuseppe elabora un piano strategico: bucare le ruote della Smart e costringere la sua bella a restare sempre con lui. Fantasticherie prepuberali? Tutt'altro. Nella seconda strofa della canzone scopriamo che la tardona ha ceduto alle insistenze di Giuseppe, e la rottura della Smart si trasforma in metafora della perdita della verginità. Il verso "Tu me l'hai rotta, in un modo o nell'altro devi venire da papà" presagisce un imbarazzante matrimonio riparatore, con il genitore della zitellastra a rievocare i fasti del governo Crispi durante il banchetto di nozze.
Un grazie a Paolo Zeta, che ha supervisionato la traduzione del brano.

mercoledì 28 maggio 2008

Intervista a Giuseppe Junior - Di Paolo Zeta



E' lapidario e di poche parole (alcune suggerite) Giuseppe Junior, il bambino neomelodico noto per aver interpretato canzoni come 'A Minigonna, audace inno all'amore nella fase prepuberale, e la ratzingeriana Noi preghiamo, che contiene un'accorata invettiva contro i pedofili assassini. Nonostante i suoi molteplici impegni (passeggiate con l'amichetto, scuola, ragazzine assatanate di sesso) l'enfant prodige ha trovato il tempo per un'intervista telefonica. Con acutezza di spirito Giuseppe ha saputo fornirci una perspicace chiave di volta dell'elegiaco canto Noi preghiamo e ci ha rivelato come vanno davvero le cose nella sua vita: esattamente come nelle canzoni. Di difficile interpretazione, invece, la risposta alle critiche di coloro che non apprezzano i suoi lavori discografici: sono "entusiasti" (?) perché le canzoni sono "molte applaudite". Probabilmente l'aggettivo è stato adoperato rispettandone il significato etimologico e deve essere proprio il trasporto divino a sublimarsi in rabbia e spingere i detrattori a giudizi affrettati. Nell'ultima parte dell'intervista Giuseppe ci conferma che, pur volendo diventare un grande artista, non abiurerà mai all'umiltà che lo contraddistingue.

Paolo Zeta

lunedì 19 maggio 2008

Levati la minigonna, facciamo l'amore, poi mangiamoci i biscottini Plasmon



Vi presentiamo Giuseppe Junior, neomelodico undicenne sponsorizzato da Rino Chiangiano, lo stesso artista che qualche anno fa lanciò il Piccolo Nardi. La sua canzone si chiama Bellissima, anche se è più nota come 'A minigonna, e tratta lo spinoso tema del sesso in età preadolescenziale. Come il Woody Allen di Io e Annie, Giuseppe Junior smentisce le teorie di Freud sul periodo di latenza, raccontando in maniera dettagliata la sua avventura amorosa con una coetanea. Il giovanissimo cantante mostra di possedere un'invidiabile esperienza da tombeur de femmes, e rivolge alla partner parole rassicuranti. Non appena ha colto la prima mela Giuseppe Junior dà sfogo alla sua natura da satiro assatanato, con l'aTrenalina che sale sempre di più. Tra giuramenti sulla mamma e proclami tipo "l'amore non ha età" (anche gli embrioni possono innamorarsi), Giuseppe si dimostra comunque un autentico gentiluomo, e prospetta alla fidanzatina neodeflorata le gioie di una futura vita matrimoniale, con viaggio di nozze a Mirabilandia.
Il video ci è stato segnalato dal nostro lettore Lorenzo Terzi, che ringraziamo di cuore.

mercoledì 19 marzo 2008

Scarrafoni belli alle loro mamme



Ah, le recite scolastiche di fine anno. Trashopolis è un sito politicamente corretto, lungi da noi perciò l'ipotesi di fare battute di cattivo gusto sull'aspetto fisico di questi allievi di una scuola elementare e sulla qualità della loro performance. Però, accidenti, se un preside si mette d'accordo con una TV privata per far trasmettere l'intero spettacolo , allora un po' se la va a cercare. Una domanda: per quale motivo la maestra dei piccini avrà scelto proprio L'uomo in frac di Domenico Modugno, che sarà pure un capolavoro, ma che rappresenta una macabra apologia del suicidio?

domenica 10 febbraio 2008

Max, il bambino scustumato



Verso il 1998 apparve sugli schermi di Tele A l'inquietante Max, un dodicenne con gli ormoni in subbuglio che esternava la propria allupazione in un motivetto alla Buddy Holly. La sua canzone ha per oggetto i toccamenti di una coppia di ragazzini in qualche spiaggia iperaffollata di Mondragone o di Varcaturo. Max e la fidanzatina si tuffano in acqua per praticare i loro giochi proibiti, ma la loro voglia di giocare al dottore è continuamente frustrata dall'intromissione di guardoni, mamme ansiose e uno scassacazzi che viene a chiamarli. Dopo quest'esordio memorabile, il piccolo Max è sparito dalla circolazione, forse inghiottito da una balena oppure trucidato dal padre della bimbetta.

Con questo video saldiamo il nostro debito con il blogger Scustumato: avevamo infatti promesso di dedicare un video di Trashopolis al primo lettore che ci avesse aiutato in un difficile lavoro di decodifica. Siamo felici che il primo a correre in nostro aiuto sia stato proprio Scustumato, perché il suo blog è da diversi mesi una delle nostre letture preferite.

sabato 2 febbraio 2008

Le stranezze di Mimmo Taurino



Il programma è Napoli Su E Giù, una di quelle trasmissioni di inizio millennio che consentiva al pubblico da casa di interagire con i propri cantanti preferiti al costo di 2540 lire più IVA al minuto. In studio ci sono i neomelodici Mimmo Taurino, Nello Amato e Rocco Gitano. Tutto procede regolarmente, finché non telefona in studio una coppia di bambine. Poiché una delle criature ignora i versi della canzone Ammore Dispettuso e non può cantarla in coppia con Taurino, si decide di ripiegare su A' Fella e' carne. Nulla di strano, se non fosse per il fatto che nel brano la fella di carne (ossia la fetta di carne) allude all'organo sessuale femminile, mentre il pescespada è un evidente simbolo fallico. Nè possiamo credere all'innocenza della piccola, che dimostra di aver inteso alla perfezione il senso nascosto delle liriche specificando di preferire o' pescespada alla fella. Dal canto suo Taurino sembra incoraggiare la spettatrice e la trascina in un vortice di doppi sensi goliardici.

domenica 23 dicembre 2007

Il natale sfigato del Piccolo Nardi



Torna su Trashopolis il piccolo Nardi, il bambino che esprimeva la propria ansia di castrazione nel brano A’ nnammurata mia. Altrettanto cupo e angosciante questo Buon Natale del 2001, cantato in combutta con Rino Chiangiano. Nonostante il titolo ingannevole, il Nardino non vuole augurare buone feste agli ascoltatori, ma gettarli nella più cupa depressione. Il bambino prodigio ha infatti perso il papà in un incidente automobilistico, ed esterna il proprio patema d’animo elencando i dettagli deprimenti del suo triste Natale: la sedia vuota, l’albero senza i regali del babbo morto e, soprattutto, la mamma che taglia o’ panettone con le lacrime agli occhi. Dall’oltretomba, la voce di papà risponde ai lamenti del figlio, che si consola sapendo che il genitore adesso “è a tavola con Dio”. Buona grattata a tutti.

Attenzione: la voce del piccolo Nardi è spesso difficile da decifrare. Ci scusiamo in anticipo per eventuali errori opere e omissioni nei sottotitoli.

venerdì 16 novembre 2007

Non è la Rai - La figlia di Toni Barbato



Siamo nel 1995 e su Italia 1 impazza il culto delle ninfette di Non è la Rai e della seducente Ambra Angiolini. Il presentatore locale Toni Barbato (da non confondersi con l'omonimo dj) contrasta autarchicamente il monopolio Mediaset e lancia su Teleakery la nuova Ambra: sua figlia. La splendida Veronica non ha nulla da invidiare alla celebre soubrettina; la regia del programma, con inquadrature nel vuoto che fanno tanto nouvelle vague, è di gran lunga superiore a quella convenzionalissima di Gianni Boncompagni. In più possiamo essere sicuri che i vincoli di sangue hanno rappresentato per l'onesto Barbato una reale inibizione; lo stesso non si può dire per Boncompagni.

martedì 13 novembre 2007

Il piccolo Nardi e il complesso di castrazione



Un bambino davvero precoce, il piccolo Nardi. Alla sua tenera età è già fidanzato e, invece di pensare ai Pokemon, si preoccupa di tenere a bada un'innamorata troppo gelosa. La compagna dell'enfant prodige è definita malavitosa, guappetella e castratrice: minaccia infatti di tagliare il pesce del ragazzino qualora costui rivolgesse le proprie attenzioni ad altre fanciulle. Troppo facile scomodare Freud: la scena delle forbici è un chiaro omaggio al Delitto perfetto e a Io ti salverò dell'immortale Hitchcock, mentre l'incubo dell'evirazione ci rimanda ai riti dionisiaci e al catulliano Carme di Attis.

sabato 3 novembre 2007

Fabio Cozzolino e Antonio Buonuomo - L'urdemo respiro - Speciale 2 Novembre!



In seconda visione, ecco il post apparso ieri su Giornalettismo

Quale modo migliore per festeggiare il 2 novembre, la ricorrenza più lieta dell’anno, se non un video napoletano che farà la felicità di tutti gli schiattamorti? Dallo sterminato archivio di Trashopolis, il blog dedicato al trash degli anni ’90, ecco una perla del 1997: L’urdemo respiro, interpretato da un piccolo Fabio Cozzolino (attualmente star neomelodica e portavoce dei cuozzi di Scampia, come dimostra il suo sito personale), Antonio Buonuomo (veterano della canzone napoletana) e una monaca iettatrice di cui purtroppo ci sfugge il nome. L’atmosfera è quella dei melodrammi di Raffaello Matarazzo, solo un po’ meno allegra. Si comincia con il Cozzolino orfanello alla dolce Remì che viene accompagnato dal padre in un collegio di suore, si prosegue con la monaca che prende il pargoletto sotto la propria ala protettrice (con tanto di plagio musicale da C’era una volta in America), si degenera infine in una meravigliosa apologia della sfiga, con il bambino che crepa in ospedale cantando “Come è bello morire quando in cielo ti aspetta una mamma!” e con Buonuomo che piange il frutto dei suoi lombi in un cimitero alla Ed Wood. Qualche ulteriore nota sul fascinoso Buonuomo: nei primi anni 70 il cantante ottenne una certa notorietà in ambito nazionale, al punto da apparire sull’album di figurine Panini dedicato ai cantanti come “Giovane promessa”. Il Buonuomo partecipò anche al Festival di Sanremo 1976 con il brano La femminista (“Bruci in piazza un reggipetto, mentre, forse per dispetto, te lo metti pure a letto”), e nel corso della serata fu aggredito da un commando di 15 donne che non gradivano il testo della canzone (tutto vero, leggete qui).