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martedì 11 marzo 2008
Pinimauri di tutto il mondo unitevi! Non avete da perdere che le vostre basette!
Davvero un film insolito, questo Onore e guapparia, diretto nel caldissimo 1977 da Tiziano Longo. Da un lato siamo di fronte alla classica cinesceneggiata con Pino Mauro, guappo buono che fa campare i poveri del Rione Sanità grazie al contrabbando di sigarette e che contrasta l'ascesa di un losco spacciatore di droga (Mario Garbetta). Dall'altro c'è un curioso sottotesto politico, col giovane Giulio Lenzetti, genero di Pino Mauro e militante di Potere Operaio. Nel corso del film il buon Lenzetti ci delizia recitando a memoria brani tratti da qualche ciclostile della sinistra extraparlamentare, manco fossimo in Vento dell'Est di Godard. Il ragazzo vede nel suocero camorrista un incrocio tra Zapata e Che Guevara: "Rappresentate l'istituto naturale morale di giustizia del popolo al di fuori degli schemi utilitaristici del potere costituito. (...) Siete la prova che la vera giustizia viene dal basso e non dall'alto, che l'autoamministrazione è la sola reale speranza del popolo, e che la burocrazia governativa è utile solo a sè stessa e non ai bisogni degli amministrati. (...) I compagni sono d'accordo con me: siete il più extraparlamentare dei rivoluzionari di questo mondo!". Mauro quasi si commuove, e alla fine del film permette al bravo ragazzo di scoparsi la figlia Patrizia Pellegrino. A proposito, sul blog di Francesca Strafino, fedelissima lettrice di Trashopolis, trovate una lunga e approfondita recensione del film.
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domenica 9 marzo 2008
Sento una puzza di pecora - Carmelo Zappulla, zampognaro dj
Tra il 1982 e il 1983 il cantante Carmelo Zappulla, di origini siciliane ma trapiantato a Napoli, interpretò la bellezza di quattro film. Tre di questi (Pronto... Lucia, Pover'ammore e Laura... a sedici anni mi dicesti sì) sono melodrammazzi ad alto tasso lacrimogeno. Il quarto, Zampognaro innamorato, segnò invece l'incontro di Zappulla con il goliarda Ciro Ippolito, attivo nel cinema-sceneggiata di serie zeta ma dotato di un enorme senso dell'umorismo. Ippolito, che in quella fase lavorava fianco a fianco con i leggendari Squallor (avrebbe diretto infatti Arrapaho e Uccelli D'Italia) pensò di inserire Zappulla in un contesto troppo naif per essere credibile. Sulla carta la storia di Zampognaro Innamorato sembra uno scampolo dei democristianissimi anni 50, con il bravo ragazzo di campagna che prima viene stregato dalle seduzioni metropolitane, poi torna al paesello per sposare la fidanzatina incinta. In realtà le campagne del film sono così volutamente melense che farebbero venire il diabete ad Heidi, e l'idea di trasformare Zappulla in un tamarrissimo DJ alla moda è da applausi a scena aperta. Incredibile poi il dialogo tra Zappulla e la ex starlette del cinema erotico Annie Belle, qui negli improbabili panni di santarellina di paese: "Quando ti vedo, sento una puzza di pecora".
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mercoledì 30 gennaio 2008
Lezioni di italiano con Mario Merola
La tua vita per mio figlio (1980) è il film più raro della coppia Mario Merola - Alfonso Brescia. Inedito in DVD e in VHS, invisibile sulle TV private, questo oscuro capolavoro si contraddistingue per l'inusuale ambientazione milanese e per un sorprendente Antonio Sabato, che per una volta veste i panni del buono dopo mille parti da fetente. E' spiazzante persino il personaggio interpretato da Merola, commerciante di successo all'ombra della Madonnina anziché immigrato piagnone. Ma la scena più incredibile è quella in cui il re della sceneggiata sgrida il figlioletto che si è permesso di adoperare il termine "pirla". Nulla di strano se all'uomo-simbolo della napoletanità girino i coglioni vedendo il frutto dei suoi lombi esprimersi come un piccolo Calderoli. Ma perché Merola intima al bambino di parlare italiano? Abbiamo elaborato tre ipotesi.
Ipotesi 1, o della redenzione sociale. E' la spiegazione più semplice e più deludente. Da uomo che si è fatto da sè dopo tanti sacrifici, Merola confida nel riscatto e nell'evoluzione culturale della prole. Lo testimoniano il figlio avvocato visto in Zappatore e il figlio che si ribella al racket malavitoso in Napoli, la camorra sfida, la città risponde.
Ipotesi 2, o del compromesso. Adirato perché il ragazzino adopera un termine così polentone, Merola preferirebbe che questi si esprimesse con vocaboli italiani, che almeno sono neutri, e non con parole caratterizzate da un'irritante specificità lombarda.
Ipotesi 3, o dello spostamento semantico. Per Merola la normalità è rappresentata dal dialetto napoletano. Poiché Merola identifica il termine "italiano" con il concetto di norma, per lui italiano e napoletano coincidono. Meglio, "italiano" significa "napoletano".
Il dibattito è aperto.
Ipotesi 1, o della redenzione sociale. E' la spiegazione più semplice e più deludente. Da uomo che si è fatto da sè dopo tanti sacrifici, Merola confida nel riscatto e nell'evoluzione culturale della prole. Lo testimoniano il figlio avvocato visto in Zappatore e il figlio che si ribella al racket malavitoso in Napoli, la camorra sfida, la città risponde.
Ipotesi 2, o del compromesso. Adirato perché il ragazzino adopera un termine così polentone, Merola preferirebbe che questi si esprimesse con vocaboli italiani, che almeno sono neutri, e non con parole caratterizzate da un'irritante specificità lombarda.
Ipotesi 3, o dello spostamento semantico. Per Merola la normalità è rappresentata dal dialetto napoletano. Poiché Merola identifica il termine "italiano" con il concetto di norma, per lui italiano e napoletano coincidono. Meglio, "italiano" significa "napoletano".
Il dibattito è aperto.
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venerdì 11 gennaio 2008
Mario Merola cacciatore di vampiri
Siamo nel 1979, momento d'oro per il cinema-sceneggiata, con lo specialista del genere Alfonso Brescia che dirige il suo attore feticcio Mario Merola. Il film è Napoli... la camorra sfida, la città risponde, e il re della sceneggiata è un commerciante che si rifiuta di pagare il pizzo alla malavita. Per tutto il film l'eroe subisce vessazioni di ogni tipo dai cattivi, che si permettono di stuprargli la nuora e di compromettere la salute mentale del figlio. Nella migliore tradizione del cinema of vengeance asiatico di Bruce Lee ed epigoni, la vendetta di Merola sarà spietata. Il duello finale nel Cimitero delle Fontanelle di Napoli è un grande momento horror, sottolineato dalle note di un moog degno dei western all'italiana più psichedelici. Merola ammazza l'eterno antagonista Antonio Sabato piantandogli una croce nello stomaco, nemmeno avesse a che fare con Nosferatu. A differenza degli altri film, nei quali Merola sottolineava l'esecuzione del cattivo con la frase topica "E chesta è a' fine che fanno l'uommen e' merda", stavolta la chiosa è la più metafisica: "E che Dio mi perdoni!".
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