Peppe Boccardo e la sindrome della mutanda in testa
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Nell’idioma napoletano, l’espressione “Mettere la mutanda in testa” è indicativa di quel tipo di relazione che si instaura tra una provasa e il suo fidanzato. Una simile relazione prevede rituali rigidi e immutabili come quelli vissuti a Versailles dai cortigiani del Re Sole: la donna deve truccarsi e apparire bella anche se l’uomo va a trovarla a casa; il pranzo domenicale a casa dei futuri suoceri offre preziosi indicatori sulla serietà degli intenti del giovanotto; ogni rapporto sociale e umano viene immolato nel nome dell’armonia di coppia. Di solito il fidanzato accetta di soggiacere a restrizioni così rigide in cambio di un’adeguata contropartita sessuale. La fenomenologia della mutanda è illustrata in maniera impeccabile in questo breve trattatello socio-canoro di Peppe Boccardo, cantante part-time ed ex operatore culturale nel campo delle videocassette di contrabbando (oggi l’artista vive e lavora a Rimini nel settore turistico). La provasa passa ore a guardarsi allo specchio, si sente trascurata non appena non vede l’innamorato, evita ogni contatto con le vecchie amiche e punta al matrimonio con la stessa ossessività di una mamma cingalese.
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Commenti
Boccardo, fatti sentire!
a
b
Torna, quell'angolo spetta a te!
Dai Peppe, esci.
L'ammirazione che nutro per quest'uomo quasi trascende i confini artistici…
Peppe, fatti vivo!